Annunciati i film finalisti dei DIG Awards 2019

30 Aprile 2019

A un mese dal Festival di Riccione entrano nel vivo i DIG Awards, premi internazionali dedicati al giornalismo d’inchiesta video che saranno assegnati a Riccione durante il prossimo DIG Festival, in programma dal 31 maggio al 2 giugno 2019.

Tra le oltre 200 candidature inviate da ogni parte del mondo, la giuria presieduta da Naomi Klein ha selezionato i finalisti delle diverse sezioni di concorso: inchieste, reportage e progetti in fase di sviluppo.

Il tema centrale dell’edizione 2019, di cui discuteranno esponenti di spicco del giornalismo internazionale, è “Personal Matters”: in una società sempre più polarizzata, in cui la censura e gli attacchi politici mettono a dura prova il lavoro dei reporter, la missione del giornalismo si svincola dal ‘mito’ del racconto oggettivo dei fatti, aprendosi ai giornalisti che difendono pubblicamente – e con il loro coraggioso lavoro – la forza delle proprie idee nel processo di ricerca della verità.

Ecco i titoli finalisti, categoria per categoria.

Categoria: Investigative Long

In finale vanno Generation Hate, un’inchiesta sotto copertura condotta da Al Jazeera per un anno intero tra le frange più violente dell’estrema destra francese, legata al di là delle dichiarazioni di facciata al partito di Marine Le Pen; Myanmar’s Killing Fields, un viaggio nella Birmania sconvolta dalle persecuzioni alla minoranza rohingya, con materiali video esclusivi del reporter australiano Evan Williams utilizzati anche dalla missione d’inchiesta dell’Onu; e Online Crooks, Stealing Hearts (and Wallets), della giornalista svizzera Isabelle Ducret, è un’inchiesta sulla rete internazionale delle truffe “sentimentali” ai danni di uomini e donne in cerca di compagnia.

Categoria: Investigative Medium

In finale vanno Artificial Pitch, Damned Turf?, in cui Emmanuel Morimont della tv pubblica belga RTBF analizza i rischi per la salute e per l’ambiente delle fibre usate nei campi sintetici; How Steve Bannon’s Far-Right “Movement” Stalled in Europe, in cui Paul Lewis del Guardian studia la rete europea e italiana di Steve Bannon; e President’s Bodyguards Wealth di Roman Anin (Novaya Gazeta e OCCRP), già nel team d’inchiesta dei Panama Papers, film che indaga sulle incredibili ricchezze delle guardie del corpo di Putin.

Categoria: Reportage Long

In finale vanno Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi con il documentario Isis, Tomorrow, sui ragazzi cresciuti nelle terre dell’Isis; Marjolaine Grappe con All Dictator’s Men, viaggio negli ambienti che hanno finanziato l’atomica nordcoreana; Annie Kelly, reporter del Guardian che ha firmato The Trap, lavoro che denuncia lo sfruttamento della prostituzione nelle carceri femminili statunitensi.

Categoria: Reportage Medium

In finale vanno Rodrigo Hernández, regista messicano presente con il suo After War: Afghanistan, lavoro che riflette sulle conseguenze a lungo termine della guerra; i portoghesi Diogo Cardoso e Sofia da Palma Rodrigues, con Elalab – Zé Wants to Know Why, che analizza i danni provocati dal cambiamento climatico lungo le coste africane; Mexico: Looking for Lost Migrants del team francese formato da Alex Gohari e Léo Mattei che insieme hanno indagato sulla famigerata “Bestia”, i treni della morte su cui viaggiano molti dei profughi in fuga verso gli Usa.

Categoria: Sezione Short

Il team di BBC Africa Eye firma Anatomy of a Killing, indagine capace di individuare i colpevoli e il luogo esatto di un delitto commesso in un luogo imprecisato in Africa: diventato celebre per un video divulgato online, il crimine è stato ricostruito a migliaia di chilometri di distanza usando tecnologie sofisticate, tutte open source. Ibrahim Alshamaly adotta invece i metodi classici dell’inchiesta sul campo per il suo Under the Ground, video che mostra la terribile situazione medica di Hama e Idlib: nelle due città controllate dall’opposizione siriana, il regime di Assad e l’esercito russo hanno bombardato di proposito anche gli ospedali, oggi rimpiazzati da strutture sotterranee di fortuna. Almudena Toral, regista spagnola, firma Nightmares and Selective Amnesia, documentario che presenta tutti i tratti del reportage per raccontare il trauma di Adayanci Pérez, una bambina guatemalteca strappata ai genitori dalle politiche anti-migranti del governo Trump.

Sezione DIG Pitch

Categoria nella quale si sfidano otto progetti d’inchiesta per un premio di produzione che può raggiungere i 15.000 euro. Arrivano alla fase finale:

  • Lorenzo Giroffi, Andrea Sceresini, Alfredo Bosco e Giuseppe Borello con El Maestro
  • Chiara Avesani e Matteo Delbò con Erasmus in Gaza;
  • Brando Baranzelli con Hooligan’s Life;
  • Sara Manisera, Francesca Tosarelli, Arianna Pagani e Silvia Boccardi con Iraq Without Rivers;
  • Marc Serena con Juanto: A Writer from a Country Without Bookstores;
  • Chiara Caprio e Andrea Morabito con Macelli;
  • Hibai Arbide Aza e Rodrigo Hernández Tejero con Share The City, Destroy Life;
  • Brishkay Ahmed con We Are Not Our Mothers.