Reportage Medium

Riservata a reportage, editi o inediti, della durata massima di 30 minuti. I reportage in concorso devono analizzare fenomeni sociali contemporanei della cronaca e della realtà usando punti di vista originali e tagli inediti.

Hong Kong: If we burn, you’ll burn with us

Filippo Ortona

Nel 2019, le strade di Hong Kong sono state travolte da una vera e propria insurrezione. Una rivolta di ampia scala contro l’ordine politico imposto da Pechino, e che nessuno è ancora riuscito a contenere. Guidato da dimostranti estremamente giovani, il movimento ha messo in difficoltà le autorità di Hong Kong e quelle cinesi. Tra forum online, conflitti generazionali e molotov, abbiamo seguito diversi giovanissimi “frontliners” come vengono chiamati i manifestanti che stanno in prima linea durante gli scontri più violenti con la polizia. Rappresentano senza dubbio una nuova generazione di attivisti, una generazione che ora ha sostituito quelle precedenti, come mostra il reportage. L’approccio tradizionale dei movimenti non-violenti della disobbedienza civile di Hong Kong ha ceduto il passo a un nuovo atteggiamento, di fronte ad una repressione ancor più dura.

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Yemen: An Odissey

Charles Emptaz, Olivier Jobard | ARTE

Tra le montagne di Galafi, al confine con Gibuti, migranti e rifugiati clandestini etiopi di etnia Oromo stanno cercando di raggiungere l’Arabia Saudita per trovare lavoro. Sono troppo poveri per poter passare illegalmente il confine in macchina, così hanno scelto lo straziante viaggio a piedi, seppellendo nella sabbia, prima di ripartire, i compagni caduti. Ma le insidie non finiscono qui: molti di loro vengono rapiti e torturati dalle gang per ottenere un riscatto. 

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Iraq: Ghosts of Mosul

Sophie Nivelle-Cardinale | ARTE

Sono passati due anni da quando l’ISIS è stato sconfitto a Mosul, la loro ex roccaforte. Adesso, le vedove e i bambini membri dell’ISIS sono banditi dalla città. Senza documenti ufficiali, non possono attraversare liberamente la città e temono per il proprio futuro.

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The Bush School

Emanuela Zuccalà

In Liberia la mutilazione genitale femminile è legale. È praticata come iniziazione ad una società segreta di donne, conosciuta come Sande, che è diffusa in 11 delle 15 contee della nazione. Il Sande è considerato il custode della tradizione e della cultura degli antenati, quindi è intoccabile. Nelle sue “bush schools”, il cui rito di accesso è il taglio del clitoride, le ragazze passano un periodo che va da pochi mesi fino a tre anni, per imparare il rispetto degli anziani, i loro doveri di future mogli e madri, le danze e i canti. E rimangono totalmente analfabete. Dando voce a tre attiviste liberiane per i diritti delle donne, a rischio della loro vita per il loro coraggio di opporsi a Sande, questo film si unisce alla loro dolorosa e appassionata denuncia. Con l’obiettivo di suscitare uno sdegno internazionale che riesca a porre fine a questa crudele tradizione.

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