GJIN lancia una piattaforma per videoinchieste sul COVID-19

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di Laura Carrer

La pandemia con la quale stiamo lentamente cercando di convivere ha avuto grandi ripercussioni anche nel mondo dell’informazione e dei media. In queste circostanze, sono molti gli ostacoli che filmmaker e giornalisti devono affrontare per svolgere il loro lavoro: dall’impossibilità di viaggiare ai rischi per la salute, ma anche la necessità di coprire giornalmente l’emergenza COVID-19 continuando parallelamente i lavori di inchiesta.

Per questo motivo, il Global Investigative Journalism Network (GIJN) – organizzazione no profit internazionale che supporta, promuove e produce giornalismo investigativo – ha lanciato in aprile una piattaforma allo scopo di facilitare i contatti tra giornalisti freelance ed emittenti televisive o editori per la creazione di progetti investigativi destinati alla televisione. I produttori ai quali arriveranno i pitch sono Premières Lignes in Francia, BBC (Global Current Affairs, BBC Africa e BBC Arabia), PBS Frontline negli Stati Uniti, la televisione pubblica Svizzera e CBC Canada, che produce inchieste in lingua francese e inglese.

GIJN si impegna a mantenere il materiale inviato strettamente confidenziale e distribuirlo unicamente ai produttori citati. Nonostante la piattaforma sia sicura, non è consigliato comunque condividere informazioni o dati sensibili relativi al progetto di inchiesta che si intende presentare.

Nel caso in cui foste interessati a inviare un pitch, di seguito alcune indicazioni pratiche che sono state trattate nel webinar online del GIJN “Investigating The Pandemic”:

Trattare un tema sin dalle fasi iniziali e attraverso una nuova prospettiva, fresca, originale e inedita, così come suggerisce Sarah Childress, senior editor di PBS Frontline.

Il distanziamento fisico e sociale può essere un ostacolo ma anche una risorsa se fa parte della narrazione di una storia. Secondo Jean Philippe Ceppi, produttore esecutivo del programma investigativo svizzero Temps Présent, c’è spesso una correlazione tra il valore di un film e quanto sia stato difficile comprendere i fatti e utilizzare le immagini per raccontarne la storia. È necessario infatti che si ricrei quel network che riconnetta le varie figure che girano intorno al giornalismo investigativo, pesantemente debilitate dopo l’esplosione del coronavirus nel mese di marzo.

Pensare nel lungo termine. Il reporter di Premières Lignes Edouard Perrin suggerisce lungimiranza e attenzione ai risvolti dell’emergenza che stiamo vivendo anche da un punto di vista socio-politico: il tema del controllo sociale e della sorveglianza, che probabilmente diventerà centrale anche in paesi occidentali e democratici come quelli europei, ne è un esempio lampante.

Avere accesso a informazioni non pubbliche attraverso chi può testimoniare direttamente. Contribuire al coinvolgimento e – di pari passo – alla protezione dei whistleblower, degli informatori e delle testimonianze dirette che rendono possibile al lettore un’informazione più approfondita e immersiva nei fatti narrati attraverso i racconti di chi li ha vissuti o li vive.

Indagare come la crisi sanitaria possa essere utilizzata per disorientare l’opinione pubblica da attività più o meno lecite, o che passano necessariamente in secondo piano (appalti, attività collegate alla criminalità organizzata) come suggerisce BBC Arabia.

Articolo pubblicato in collaborazione
con lo European Journalism Observatory (EJO)