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DIG FESTIVAL V

PERSONAL MATTERS

Ventidue proiezioni pubbliche, quattordici incontri, dodici seminari. E poi concerti, spettacoli e mostre fotografiche. Sono in pillole i numeri del DIG Festival 2019. Ma la quinta edizione del Festival dedicato al giornalismo investigativo ha avuto il proprio cuore nel lavoro di ricerca e di selezione delle migliori videoinchieste dell’anno. E anche qui i numeri dicono tanto. Per l’edizione 2019, infatti, sono stati 302 i lavori raccolti, con il 60% di opere provenienti da oltre 20 Paesi stranieri.

Il watchdog dell’edizione 2019, realizzato per DIG dall’artista italiano Ericailcane.

In una società sempre più polarizzata, in cui la censura e gli attacchi politici mettono a dura prova il lavoro dei reporter, la missione del giornalismo si svincola dal ‘mito’ del racconto oggettivo dei fatti, aprendosi ai professionisti che difendono pubblicamente – e con il loro coraggioso lavoro – la forza delle proprie idee nel processo di ricerca della verità.

Per esplorare questo cambio di paradigma, quest’anno abbiamo scelto come tema di DIG Festival “Personal Matters”, convinti che l’eccellenza nel giornalismo sia sì orientata alla ricerca di fatti oggettivi, ma anche alimentata dalla spinta generata dalle battaglie personali di chi corre rischi ogni giorno per informare il proprio pubblico.

RICCIONE, 30 MAG - 2 GIU 2019

RIVIVI QUESTA EDIZIONE

I DIG AWARDS 2019

✩ Investigative Long

Myanmar's Killing Fields

✩ Reportage Long

All the dictator's men

✩ Investigative Medium 

How Steve Bannon's far right “Movement” stalled in Europe

✩ Reportage Medium

Elalab – Zé wants to know why

✩ Short

Anatomy of a killing

✩ Masters

The Panama Papers

✩ DIG Pitch 

Iraq without rivers

✩ Watchdog Award

NON ASSEGNATO

Per approfondire

Investigative Long

Al Jazeera presenta Generation Hate, un’inchiesta condotta sotto copertura per un anno intero tra le frange più violente dell’estrema destra francese, legate al partito di Marine Le Pen.

Evan Williams, reporter australiano, firma Myanmar’s Killing Fields, viaggio nella Birmania sconvolta dalle persecuzioni alla minoranza rohingy realizzato con materiali video esclusivi utilizzati anche dalla commissione d’inchiesta dell’Onu.

Isabelle Ducret, giornalista svizzera, presenta Online Crooks, Stealing Hearts (and Wallets), un’inchiesta sulla rete internazionale delle truffe “sentimentali” ai danni di uomini e donne in cerca di compagnia. Lavoro interessante anche perché sposta il punto di vista dalle indagini sul campo a quelle condotte su internet.

Investigative Medium

Emmanuel Morimont della tv pubblica belga RTBF nel suo Artificial Pitch, Damned Turf? analizza i rischi per la salute e per l’ambiente delle fibre usate nei campi sintetici

Paul Lewis del Guardian in How Steve Bannon’s Far-Right “Movement” Stalled in Europe, studia la rete europea e italiana di Steve Bannon.

Roman Anin di Novaya Gazeta e OCCRP, già nel team d’inchiesta dei Panama Papers, in President’s Bodyguards Wealth indaga sulle incredibili ricchezze delle guardie del corpo di Putin.

Reportage Long

Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, freelance, con il documentario Isis, Tomorrow, sui ragazzi cresciuti nelle terre dell’Isis.

Marjolaine Grappe con All Dictator’s Men, viaggio negli ambienti che hanno finanziato l’atomica nordcoreana trasmesso da ARTE.

Annie Kelly reporter del Guardian che ha firmato The Trap, lavoro che denuncia lo sfruttamento della prostituzione nelle carceri femminili statunitensi.

Reportage Medium

Rodrigo Hernández, regista messicano presente con il suo After War: Afghanistan, lavoro che riflette sulle conseguenze a lungo termine della guerra.

Diogo Cardoso e Sofia da Palma Rodrigues, giornalisti portoghesi, con Elalab — Zé Wants to Know Why, dove in primo piano sono i danni provocati dal cambiamento climatico lungo le coste africane.

Alex Gohari e Léo Mattei formano il team francese che con Mexico: Looking for Lost Migrants ha indagato sulla famigerata “Bestia”, i treni della morte su cui viaggiano molti dei profughi in fuga verso gli Usa.

Short

Il team di BBC Africa Eye firma Anatomy of a Killing, indagine capace di individuare i colpevoli e il luogo esatto di un delitto commesso in un luogo imprecisato dell’Africa centrale: diventato celebre per un video divulgato online, il crimine è stato ricostruito a migliaia di chilometri di distanza usando tecnologie sofisticate, tutte open source.

Ibrahim Alshamaly adotta invece i metodi classici dell’inchiesta sul campo per il suo Under the Ground, video che mostra la terribile situazione medica di Hama e Idlib: nelle due città controllate dall’opposizione siriana, il regime di Assad e l’esercito russo hanno bombardato di proposito anche gli ospedali, oggi rimpiazzati da strutture sotterranee di fortuna.

Almudena Toral, regista spagnola, firma Nightmares and Selective Amnesia, documentario che presenta tutti i tratti del reportage per raccontare il trauma di Adayanci Pérez, una bambina guatemalteca strappata ai genitori dalle politiche anti-migranti del governo Trump.

Masters

La sezione Masters raccoglie invece tre film-inchiesta che si stanno mettendo in mostra nei più importanti festival cinematografici: Bellingcat di Hans Pool, The Cleaners di Hans Block e Moritz Riesewieck, e The Panama Papers di Alex Winter. Al centro dei tre film, rispettivamente, le esperienze più avanzate del citizen journalism, il lavoro oscuro di moderazione dei contenuti sui social network e la più imponente inchiesta internazionale mai realizzata sulle frodi fiscali.

DIG Pitch

In questa categoria si sono sfidati otto progetti d’inchiesta per un contributo allo sviluppo di 15.000 euro.

Arrivano alla fase finale: Lorenzo Giroffi e Alfredo Bosco con El Maestro; Chiara Avesani e Matteo Delbò con Erasmus in Gaza; Brando Baranzelli con Hooligan’s Life; Sara Manisera, Francesca Tosarelli e Arianna Pagani con Iraq Without Rivers; Marc Serena con Juanto: A Writer from a Country Without Bookstores; Chiara Caprio e Andrea Morabito con Macelli; Hibai Arbide Aza e Rodrigo Hernández Tejero con Share The City, Destroy Life; Brishkay Ahmed con We Are Not Our Mothers.



La selezione di finalisti e vincitori è affidata a una giuria presieduta dalla celebre giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein. Insieme a lei, i documentaristi Awi Lewis e Kim Longinotto e un gruppo di giornalisti e professionisti della comunicazione di otto Paesi: Claudine Blais (Société Radio-Canada), Alexandre Brachet (Upian), Jean-Philippe Ceppi (Radio Télévision Suisse), Riccardo Chiattelli (laeffe), Nils Hanson (Sveriges Television), Marco Nassivera (ARTE), Alberto Nerazzini (Dersu), Charlie Phillips (The Guardian), Juliana Ruhfus (Al Jazeera), Jeremy Scahill (The Intercept), Andrea Scrosati (Freemantle).