Roberto Scarpinato, ex magistrato, oggi è senatore della Repubblica. Nel 1989 entra nel pool antimafia della Procura di Palermo e collabora con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Si occupa – tra gli altri processi – degli assassini politici-mafiosi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Michele Reina, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Dopo la strage di via d’Amelio, il 19 luglio 1992, promuove la rivolta di otto pm contro il Procuratore capo Pietro Giammanco, accusato di aver isolato Falcone. Quella clamorosa presa di posizione costringe il CSM a intervenire: Giammanco è costretto a chiedere il trasferimento e a Palermo arriva una svolta, con Giancarlo Caselli nuovo Procuratore, l’arresto di Salvatore Riina e l’apertura delle indagini per alcuni dei più importanti processi sui rapporti tra mafia e potere, che porteranno sul banco degli accusati molti intoccabili, tra i quali il senatore Giulio Andreotti e Bruno Contrada, numero tre del Sisde (procedimenti gestiti da Scarpinato con altri componenti del pool antimafia). Scarpinato si occupa in seguito dell’indagine sui cosiddetti “Sistemi criminali”, che investe i moventi e i retroscena politici delle stragi del 1992 e del 1993. Divenuto Procuratore Aggiunto, conduce pressanti indagini sui rapporti tra la mafia e la massoneria deviata, sulla Trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra nel periodo delle stragi, e sui rapporti tra mafia ed economia. Nel 2005 va al Dipartimento mafia-economia, che sotto la sua direzione smantella colossali patrimoni illegali, giungendo a sequestrare dal 2008 al 2010 beni per un valore di circa tre miliardi e mezzo di euro. Nominato nel 2010 Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta. gestisce la complessa revisione delle sentenze di condanna emesse nei processi “Borsellino uno” e “Borsellino bis” per la strage di via D’Amelio, ottenendo la reimmissione in libertà di alcuni imputati ingiustamente condannati all’ergastolo a seguito delle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino, rivelatosi un falso collaboratore di giustizia. Nominato a inizio 2013 Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, gestisce processi di rilievo nazionale, tra i quali il procedimento per il duplice omicidio dell’agente di Polizia Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, assassinati nel 1989, un caso rimasto irrisolto per più di venticinque anni, nel quale viene messa in luce per la prima volta una complessa trama di rapporti occulti tra la mafia e alcuni uomini dei servizi segreti e delle forze di polizia. Partecipa alla Procura Nazionale Antimafia alle riunioni di coordinamento per le indagini sui mandanti esterni delle stragi del ’92-’93, unitamente ai Procuratori di Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria e Firenze. Nell’ottobre 2022, dopo essere andato in pensione per limiti di età, viene eletto al Senato come candidato del M5S. Attualmente è componente del COPASIR, della commissione Antimafia e della commissione Giustizia. È autore, tra gli altri, de “Il ritorno del principe” (con Saverio Lodato, Chiarelettere).

