Sette documentari, un podcast, un Pitch e per la prima volta il “Watchdog Award”: ecco i lavori e i giornalisti premiati a #DIG2020

La sesta edizione di DIG Festival, la prima a Modena, si è conclusa domenica 11 ottobre, dopo quattro giorni intensi di proiezioni, discussioni ed eventi dedicati al giornalismo investigativo.

Il Festival è culminato con la cerminonia di premiazione di sabato sera, che si è tenuta nella cornice unica della Chiesa di San Carlo nel centro storico di Modena, durante la quale sono stati assegnati gli Awards 2020 di DIG e, per la prima volta, il “Watchdog Award”, un nuovo premio introdotto per questa edizione e assegnato ai giornalisti che si sono distinti maggiormente per coraggio, dedizione e servizio pubblico con il loro lavoro.

A consegnare i diversi premi è stato Valerio Bassan, coorganizzatore di DIG, insieme alla giuria composta da 12 tra giornalisti, registi e professionisti della comunicazione.

Hanno affiancato il presidente Nanau: Mariana Van Zeller (giornalista e protagonista di Viaggio nel mercato nero con Mariana van Zeller di National Geographic), Tim Travers Hawkins (regista), Anne Koch (Global Investigative Journalism Network – GIJN), Hans Peterson Hammer (Sveriges Television – SVT), Sasha Joelle Achilli (regista), Margo Smit (International Consortium of Investigative Journalists/Dutch Public Broadcaster NPO), Marina Walker Guevara (Pulitzer Center), Andrea Scrosati (Fremantle), Alexandre Brachet (Upian), Juliana Ruhfus (Al Jazeera) e Alberto Nerazzini (Dersu/DIG).

Ecco tutti i vincitori dell’edizione 2020 dei DIG Awards.

“BEST INVESTIGATIVE LONG”
Inchieste, edite o inedite, della durata minima di 30 minuti

Dirty Banking”
di Joachim Dyvermark, Linda Kakuli,
Per Agerman, Axel Gordh Humlesjö – SVT

L’incredibile storia di Swedbank e del suo coinvolgimento nel più grande caso di riciclaggio di denaro degli ultimi anni.

Motivazione: Anche in un Paese celebrato per la sua trasparenza, i giornalisti non devono mai abbassare la guardia. Purtroppo questo film è uno dei pochi esempi rimasti di quello che può fare una televisione pubblica che non subisce censure e quindi ha la libertà di indagare una della banche più grandi del Paese coinvolta in operazioni di riciclaggio con la Russia e l’Ucraina.

“BEST INVESTIGATIVE MEDIUM”
Inchieste, edite o inedite, dalla durata massima di 30 minuti

“Sudan’s Livestream Massacre”
di B. Strick, S. Vanhooymissen,
T. Flannery, B. Hill, D. Adamson
Per BBC Africa Eye

La ricostruzione del massacro del 3 giugno 2019 a Karthoum, resa possibile grazie a più di 400 video di decine di manifestanti che hanno documentato l’attacco dei militari con i loro telefoni cellulari, costringendo le autorità Sudanesi a rendere conto dei crimini di quel giorno.

Motivazione: In un tempo in cui ci sono sempre meno reporter sul campo, il coraggio dei citizen journalist è più che mai prezioso. Quando poi il citizen journalism si associa alla professionalità di un’importante testata giornalistica, può perfino rivelare un massacro perpetrato da un governo che altrimenti non sarebbe venuto alla luce.

“BEST REPORTAGE LONG”
Reportage, editi o inediti, della durata minima di 30 minuti

“Foreign volunteers in the hell of Raqqa”
di Paul Moreira e Pedro Brito De Fonseca
Per Premières Lignes e Arte

Un viaggio per conoscere da molto vicino alcuni dei volontari occidentali che hanno lasciato tutto per andare a combattere l’ISIS e che sono riusciti a tornare a casa.

Motivazione: Un’indagine si può rivolgere all’esterno ma può essere anche introspettiva. Il bisogno che ha l’essere umano di definire il proprio ruolo sulla terra poi è un altro tipo di indagine ancora. Seguendo alcuni volontari stranieri, conosciamo molto da vicino le loro storie e che cosa li ha ha spinti a prendere in mano un’arma in un Paese così lontano.

“REPORTAGE LONG”: Menzione speciale

“The writer from a country without bookstores”
di Marc Serena

Juan Tomás Ávila Laurel è lo scrittore più tradotto della Guinea Equatoriale, costretto a fuggire a causa delle sue denunce contro il dittatore Teodoro Obiang. Questo reportage segue Laurel nel suo rischioso ritorno in Guinea Equatoriale per riprendere i contatti con l’opposizione.

Motivazione: La Giuria vuole dare una menzione speciale a The Writer from a Country without Bookstores. L’anno scorso il filmmaker ha partecipato al DIG Pitch ma nonostante non abbia vinto il premio è riuscito a realizzare un film bellissimo. Siamo contenti di essere testimoni della nascita di un regista.

“BEST REPORTAGE MEDIUM”
Reportage, editi o inediti della durata massima di 30 minuti

“Yemen: an Odissey”
di Charles Emptaz, Olivier Jobard
Per
ARTE

Tra le montagne di Galafi, al confine con il Gibuti, migranti e rifugiati clandestini etiopi di etnia Oromo stanno cercando di raggiungere l’Arabia Saudita per trovare un futuro. Il racconto di un viaggio pieno di insidie e pericoli.

Motivazione: Negli ultimi cinque anni l’emergenza dei migranti che viaggiano verso l’Europa è stata ampiamente raccontata. Però sappiamo davvero poco delle migrazioni verso altre parti del mondo. In una missione coraggiosa i filmmaker riescono a realizzare un lavoro strepitoso, con immagini straordinarie che rispettano l’umanità dei rifugiati e trattano perfino la morte con estrema dignità. Dopo anni di reportage sui migranti, questo documentario si distingue, colpisce lo spettatore e dimostra che non bisogna smettere di raccontare le loro storie.

“BEST SHORT”
Opere, edite e inedite, della durata massima di 12 minuti

“Turkey’s ghost ships”
di Benjamin Strick
Per BBC Africa Eye

La storia di una nave di nome Bana, salpata dalla Turchia a gennaio, e successivamente sparita dai radar. Dov’è finita? Che cosa stava trasportando?

Motivazione: Mentre la comunità internazionale chiude gli occhi davanti alle ingiustizie che si commettono alla luce del sole, un team di giornalisti investigativi prende in mano la situazione e, utilizzando la tecnologia in modo innovativo, realizza un’inchiesta approfondita che denuncia l’incapacità dell’ONU e della comunità internazionale di fermare i crimini di guerra in Turchia e Libia.

“BEST AUDIO”
Prodotti giornalistici di storytelling audio e inchieste radiofoniche, podcast e audioserie

“Verified”
di Alessia Cerantola, Cecilia Anesi, Giulio Rubino, Susanne Reber
PerStitcher Witness Docs

Carabiniere di giorno, predatore sessuale su Couchsurfing di notte: questa serie investigativa cerca di fare luce su uno dei casi di violenza sessuale seriale più scioccanti degli ultimi anni.

Motivazione: Un podcast di giornalismo investigativo che ricostruisce la storia di un carabiniere predatore sessuale e un gruppo di donne senza paura, sparse per il mondo, che si uniscono per consegnarlo alla giustizia. La professionalità del giornalismo d’inchiesta si sposa con la produzione podcast ricercata e di alto livello, restituendo all’ascolto un’esperienza unica e avvincente.

“AUDIO”: Menzione speciale

“A tutti i costi”
di Chiara D’Ambros
Per Rai Radio 3

Una mini serie di cinque puntate che parla di lavoro e salute, di sostanze invisibili e acque inquinate, di paesaggio contaminato e vite compromesse, in un viaggio sonoro ambientato in provincia di Vicenza.

Motivazione: La Giuria, consapevole del divario di capacità produttiva fra i diversi prodotti selezionati per la finale, decide anche di assegnare una menzione speciale al lavoro A tutti i costi. Un’appassionante indagine del dilemma lavoro/salute, in cui con cura e determinazione l’autrice ricostruisce la storia dei lavoratori della Miteni, una fabbrica di prodotti chimici di Vicenza, in cui qualcuno si arricchisce a discapito della salute dei lavoratori, creando anche enormi danni per l’ambiente.

“BEST DIG PITCH”

Categoria nella quale si sfidano progetti d’inchiesta in sviluppo o pre-produzione per un contributo allo sviluppo fino a un massimo di 15.000 euro. Nel corso del pitch, gli autori hanno a disposizione un massimo di 5 minuti per esporre – in inglese – il contenuto del progetto e un massimo di 3 minuti per mostrare un teaser

“Searching for Lost Cells”
di Valeria Mazzucchi, Antoine Harari e Lorenzo Bagnoli

Immaginate una banca di cellule contenente più di 330.000 campioni di cellule staminali, che da un giorno all’altro chiude i battenti. Dopo di che scoprite che si trova in Svizzera e che non c’era alcun tipo di controllo sulla qualità della conservazione o sulla posizione di quelle celle. La storia di più di 3 miliardi che sono scomparsi.

Motivazione: Quest’anno vince il progetto che ha il potenziale di realizzare un thriller internazionale sulla corruzione dentro al sistema sanitario e sulla manipolazione della speranza. Nonostante la Giuria riconosca che ci siano delle difficoltà nella costruzione visiva del racconto, crediamo che sia di interesse pubblico scavare e scoprire di più.

“DIG WATCHDOG AWARD”

Premio istituito proprio in questa edizione 2020 che viene conferito dal board di DIG a chi nel corso dell’anno si è distinto con il proprio lavoro per coraggio e impatto sul pubblico 

Isaia Invernizzi, data journalist – L’Eco di Bergamo

Motivazione: Isaia Invernizzi ha contribuito in modo radicale alla comprensione della pandemia da Covid-19 sul nostro Paese nei mesi più duri e drammatici del lockdown. Da Bergamo, una delle città italiane più colpite dal Coronavirus, Invernizzi ha fornito un nuovo approccio all’analisi data-driven della pandemia, dimostrando anche le limitazioni dei dati ufficiali forniti. In settimane in cui le autorità, i media e i cittadini sembravano muoversi alla cieca, il lavoro di Invernizzi ha fornito una nuova luce su quanto stava avvenendo, dimostrando un costo in termini di vite umane ben più drammatico di quello ritratto dalle cifre ufficiali. In questa “Age of Fear”, dove il senso di comunità e solidarietà sociale sembra venir meno, DIG è inoltre orgogliosa di premiare una testata locale, L’Eco di Bergamo appunto. Questo giornalismo è spesso il primo avamposto di comprensione del mondo e della realtà e svolge un fondamentale servizio pubblico, la cui importanza va ribadita ogni giorno e oggi più che mai.

Veronika Munk e tutta la redazione di Telex, Budapest, Ungheria

Motivazione: Per la difesa della libertà di stampa in Ungheria dimostrata dalla redazione della testata indipendente online Telex.hu, fondato da un gruppo di giornalisti della redazione del quotidiano informativo Index.hu che si è licenziata in massa dopo la nomina di un nuovo direttore filogovernativo.